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COME APPRENDE UN BAMBINO?

Updated: Nov 8, 2019

LA TEORIA DELL'IMITAZIONE DI VYGOTSKIJ ED I NEURONI SPECCHIO

L’utilizzo di nuovi strumenti da parte delle neuroscienze cognitive, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, hanno permesso di analizzare alcuni aspetti chiave della psicologia dello sviluppo e del processo di apprendimento dei bambini e più in generale degli esseri umani.


La psicologia dello sviluppo e cognitiva, non può prescindere dal cervello-organo del nostro corpo-quando si prendono in considerazione temi inerenti l’apprendimento, l’educazione e lo sviluppo, proprio perché questi dipendono e sono correlati all’attività cerebrale e l’attività cerebrale dipende a sua volta dall’apprendimento.


In modo grossolano possiamo dire che in ogni soggetto che apprende si instaurano e si potenziano una serie di collegamenti neurali da parte delle sinapsi, e che un approccio integrato tra le diverse discipline (neuroscienze e psicologia cognitiva) permette di avere un quadro dettagliato sul funzionamento del nostro cervello.

Partendo da tale premessa, abbiamo provato a “rileggere” la teoria dell’imitazione formulata da Vygotskij, alla luce delle scoperte dei neuroni specchio, neuroni modulatori dei processi imitativi e fondamentali per il processo di apprendimento umano.


VYGOTSKIJ HA ELOGIATO I COPIONI?

L’IMITAZIONE ALL’INTERNO DELLA ZONA DI SVILUPPO POTENZIALE


Per Vygotskij l’apprendimento del bambino precede quello scolastico, poiché l’insegnate non si troverà mai di fronte ad un individuo vuoto, privo di saperi e competenze: tutti gli apprendimenti che il bambino affronta a scuola non sono del tutto nuovi ma hanno, di certo, una storia pregressa.

Ad esempio il potenziamento linguistico è possibile perché il bambino in età pre-scolare ha imparato che può fare delle domande, può apprendere il nome degli oggetti presenti nel suo mondo quotidiano e può collegare le parole apprese fra loro per formulare una frase che esprima il suo pensiero/emozione.

Vygotskij delineando il concetto di imitazione correla l’azione dell’adulto (che nel nostro esempio ascolta e risponde alla domanda del bambino) all’apprendimento del bambino: il piccolo può acquisire nuove conoscenze e sviluppare nuove abilità sfruttando la possibilità di imitare l’adulto.

Il grande psicologo russo ha pertanto rivalutato il concetto di imitazione: a differenza delle teorie psicologiche classiche (imitazione è forma meccanica, ripetitiva e sterile di apprendimento), Vygotskij crede che l’imitazione sia una parte importante del modo di apprendimento nei bambini e che se incoraggiata permette di esperire ogni potenzialità presente in ogni piccolo.

I NEURONI SPECCHIO SONO VANITOSI?


L’importanza dello sviluppo delle potenzialità del bambino grazie alle interazioni dinamiche di tipo comunicativo con gli adulti ed il gruppo dei pari è emerso anche grazie alle importanti scoperte neuroscientifiche sul sistema dei neuroni specchio.

Ci limitiamo ad osservare che gli studi sin qui condotti hanno evidenziato come i neuroni specchio siano determinanti per comprendere il comportamento altrui. I neuroni specchio potrebbero essere anche responsabili della nostra capacità evocativa: se annuso un buon profumo di cibo, ci sono buone probabilità che mi venga l’acquolina in bocca, prova che non è necessario vedere un’azione per imitarla, ma la stessa può essere “evocata” da un suono o da un profumo, come se i neuroni specchio fossero in grado di attivare una simulazione automatica di quella specifica azione.

Il nostro sistema di neuroni specchio possiede quindi capacità potenziali di sviluppo grazie a tutta una serie di stimolazioni provenienti dall’interazione socio-ambientale: elemento correlato alla teoria imitativa, formulata da Vygotskij.

Noi per concludere ci limitiamo a sottolineare l’importanza di fornire attenzione partecipata alle domande dei piccoli, anche a quelle che alle nostre orecchie di adulti possono sembrare sciocche o ripetitive: è il modo in cui i bambini cercano di apprendere interpretando i modelli proposti dagli adulti con cui entrano in contatto. Inoltre non sottovalutiamo l’importanza di avere pazienza quando si mostra un’azione nuova ad un bambino e magari non riesce immediatamente ad eseguirla: sta cercando di scomporre un movimento complesso per poi rimetterlo insieme e padroneggiare il movimento o la parola.

Alla fine quanti di noi “nascono imparati?”

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