L’inserimento al nido ed attaccamento: l’esperienza di un’educatrice

Aggiornamento: apr 12

L’inserimento easy peasy lemon squezy: attaccamento sicuro


Premessa


L’inserimento al nido rappresenta una fase delicata per il bambino e la sua famiglia che si carica spesso di aspettative, desideri, paure e fobie che nulla hanno a che vedere con un “passaggio” difficile ma “naturale” nella vita di un piccolo essere umano.

L’inserimento al nido, rappresenta per il bambino il primo debutto in società, carico di importanti novità delle quali, ricordiamo, il bambino è vorace.

Se da un lato il piccolo è spaventato dal ritrovarsi in un ambiente nuovo con adulti sconosciuti e tanti altri nani come lui, è anche vero che la naturale curiosità di ogni bambino, un po’ di dolcezza e qualche coccola aiutano a superare la fase inziale permettendo al piccolo di sentirsi in un luogo sicuro e dopo poco tempo, interessante per svolgere il serissimo compito di giocare.

Anche per la maggior parte dei genitori, questo passaggio, per quanto delicato, viene vissuto come la prima prova importante del bambino a contatto con una comunità differente rispetto a quella dell’intimo contesto familiare e per quanto doloroso sia lasciare tua figlia che piange disperata, la maggior parte dei genitori comprende che superate le prime fasi, con il tempo il proprio figlio si abitua alla “novità”.


Questo quello che dovrebbe essere. All’atto pratico tuttavia, per alcune famiglie e bambini, il momento dell’inserimento si carica di timori e ansie.

E’ evidente quindi che il vissuto dei genitori, le loro aspettative come adulti e come genitori e quello che pensano degli altri individui in generale, entrino in azione interferendo con la percezione che il bambino ha dell’’intero processo e della sua futura vita presso il nido.

Mi è sembrato interessante raccogliere alcune riflessioni scaturite durante i molti inserimenti osservati dal punto di vista della teoria dell’attaccamento, per evidenziare come l’inserimento venga vissuto in modo così differente dalle diverse famiglie e dai piccoli.

A questo fine, non è necessario richiamare qui la teoria dell’attaccamento sviluppata da Bowlby[1], concetti oramai consolidati che possono essere facilmente reperibili in rete.

Richiamiamo alcune nozioni della recente ricerca relativa all’attaccamento, attinenti alle competenze emotive del bambino in età da nido (0 -36 mesi).


Lo sviluppo infantile è ricondotto dalle teorie e dalle ricerche più recenti, alle interazioni in cui il bambino si trova immerso fin dalla nascita vale a dire tra le interazioni con i genitori e prima ancora, nella condizione fetale, con la madre. Sottolineiamo che accanto a queste prime relazioni, sono significativi gli aspetti individuali espressi dal bambino fin dai suoi primi mesi di vita, sia per le caratteristiche temperamentali e di autoregolazione emotiva, sia da quelle che il bambino sviluppa con gli altri - nella maggior parte dei casi genitori e fratelli - e magari dopo i primi mesi di vita con il gruppo dei pari.


Ma perché quindi la modalità il cui si sviluppa l’attaccamento in ogni piccolo assume un ruolo così importante anche nelle successive fasi di sviluppo?


Quello che è stato osservato è che la capacità di regolazione emotiva è una competenza importante da mettere nella nostra “valigia” della vita: da qui la teoria che un attaccamento sicuro rappresenta per il bambino la possibilità di comunicare ogni emozione, positiva e negativa, ad un altro poiché l’altro viene percepito come disponibile emotivamente.


E gli altri tipi di attaccamento quali comportamenti evidenziano?

In generale è intuitivo, date le premesse, pensare che un attaccamento insicuro, in particolare quello evitante, restringe la possibilità di esprimere le proprie emozioni a fronte di un caregiver vissuto come indisponibile e al contempo incapace di fronteggiare le emozioni espresse dal bambino.

Ma che cosa si osserva quindi durante l’inserimento al nido?

Mi è sembrato interessante declinare con diversi esempi i comportamenti fortemente condizionati dal tipo di attaccamento sviluppato dal bambino, dando alcune indicazioni relativamente al comportamento dell’adulto che per diversi momenti è stato con il gruppo educativo e che si è occupato del processo di inserimento.




L’inserimento easy peasy lemon squezy: attaccamento sicuro

L’inserimento di Sofia si è svolto con le modalità indicate nei classici manuali: la coppia mamma bambina dimostra da subito un attaccamento sicuro e comportamenti adeguati nel segno della responsività della madre.[2]

L’educatrice fa accomodare mamma e la bambina nella grande sala giochi, dove sono a disposizioni differenti “postazioni gioco” ed il gruppo dei bambini. Per rompere il ghiaccio e prima di iniziare il questionario, si chiacchiera con la madre per togliere la tensione iniziale e diminuire la naturale diffidenza della bambina e soprattutto della madre. L’educatrice chiede alla mamma di raccontare come è Sofia, come è stato vissuta la gravidanza, il ruolo del padre nella vita della bambina… anche se si tratta di domande molto generiche, sono molto utili per ascoltare dalle parole della madre la descrizione della bambina e osservare al contempo il comportamento di Sofia. Al momento dell’inserimento la bambina ha 6 mesi e la madre interagisce con lei toccandola scherzosamente e parlandole con voce calma.

L’educatrice mette a disposizione della coppia alcuni giochi che la mamma prende a turno e mostra a Sofia. Si comprende che la bambina è molto interessata a cosa tiene in mano la madre perché guarda con attenzione e muove le braccia e le gambe. Dopo un pochino l’interesse della bambina va scemando e la madre, rendendosene conto, posa i giochini e da avvio ad una nuova interazione faccia a faccia intonando una canzoncina. La bambina continua a guardare con interesse la mamma e alla fine dell’esecuzione vocalizza positivamente muovendo braccia e gambe. La mamma continua a parlare modulando il tono della voce e proponendo a Sofia di unirsi al gruppo di bambini che a turno, e dietro indicazione delle educatrici, sono venuti a presentarsi e a “curiosare”.

La mamma sposta quindi la bambina più vicino al gruppo dei giocanti e rimane seduta con la bambina fra le gambe. Sofia apprezza molto il contatto con la madre.


Cosa si è osservato in questi primi momenti e nelle fasi successive all’inserimento

La comunicazione della coppia madre bambina è centrata su un’armonica alternanza dei turni, e durante la fase di gioco o interazione dell’ambiente circostanze sono caratterizzate dall’espressione di emozioni positive e dalla condivisione da parte di entrambi i partner. Nelle fasi dell’inserimento nelle quali la madre è presente, Sofia si rivolge costantemente al lei con sguardi, sorrisi, vocalizzazioni e gesti di indicazione per condividere la sua attenzione sugli oggetti.

L’aspetto che è maggiormente interessante è che il medesimo atteggiamento viene osservato anche nei momenti di riunione con la madre: durante la separazione, Sofia si è mostrata spaventata ma ha utilizzato la medesima modalità interattiva anche con l’educatrice, segno che nella testa della bambina era già presente il concetto che sì era un adulto sconosciuto ma molto probabilmente anche questo adulto si sarebbe comportato nello stesso modo della mamma, quindi perché non provare la stessa strategia?

Sofia ha piagnucolato durante i momenti in cui la madre non era presente ed ha faticato a farsi consolare da parte dell’educatrice ma non appena è avvenuto il ricongiungimento con la madre, la bambina ha iniziato quasi subito ad interagire positivamente con lei mostrandole oggetti e pupazzi condendo tutto con grandi sorrisoni.

E’ interessante notare inoltre che durante il periodo dell’inserimento, Sofia ha espresso nei confronti delle diverse situazioni stressanti che ha dovuto fronteggiare – separazione dalla madre, presenza di estranei (adulti e bambini) le proprie emozioni negative senza ricorre a condotte di evitamento rivelando la sua capacità di regolazione autonoma sia attraverso delle strategie di autoregolazione (succhiandosi il pollice), sia usando l’educatrice per farsi confortare nelle fasi iniziali.

La capacità di esprimere emozioni positive e negative, oltre a quella di utilizzare il caregiver come figura disponibile ed in grado di regolare le proprie emozioni è il tratto che maggiormente delinea l’attaccamento sicuro di Sofia verso la madre e denota la necessaria apertura verso le emozioni, caratteristica saliente dell’attaccamento sicuro sia nei bambini che negli adulti (riferito allo stile di attaccamento sperimentato durante la loro infanzia).

La disponibilità della madre ad “accogliere” le emozioni della bambina ma soprattutto la sua capacità di comprenderle, ha sempre permesso a Sofia, anche una volta conclusa la fase di inserimento, di mostrarsi “aperta” nei confronti della madre e delle educatrici, senza ricorre a strategie difensive volte a distorcere o a escludere dalla coscienza emozioni o meglio sarebbe dire sensazioni vissute come inaccettabili.


L’esperienza di Sofia ci ha fatto ben comprendere come lo stile di attaccamento sicuro ha permesso alla bambina di ambientarsi rapidamente nel nuovo contesto, ha evitato inutili capricci relativamente alle attività più importanti come mangiare pasti regolari e sani e dormire un numero adeguato di ore, per lasciare spazio e energie all’interazione con il gruppo dei bambini, apprendere tantissimo e divertirsi in modo spensierato.

L’esperienza al nido di Sofia è stata coinvolgente e molto istruttiva per le educatrici.

Ricordo ancora quando, verso la metà dell’ultimo anno, Sofia, senza proferire parola e con un’espressione fiera, mi ha mostrato come, con una certa abilità che era in grado di infilarsi e allacciare la giacca tirando fino in fondo la zip. In quel momento è stato chiaro che la bambina avrebbe usato tutto il suo preziosissimo tempo non solo ad imparare cose nuove ma a rincorrere con tenacia i suoi sogni.


[1] Per i più curiosi in fondo all’articolo vi sono i riferimenti bibliografici [2] Responsività o – utilizzando la terminologia dell’autrice sensitivity- è stato introdotto nell’ambito della teoria dell’attaccamento dalla Ainsworth che lo ha inteso sia come risposta pronta ed adeguata ai bisogni del bambino, sia come capacità di accogliere le emozioni espresse da quest’ultimo ed instaurare con lui un buon contatto fisico ed interattivo..


Bibliografia

Bowlby J. (1969) Attaccamento e perdita, Vol 1. L’attaccamento alla madre. Tr. It. Boringhieri, Torino 1972

Bowlby J. (1988) Una base sicura. Tr. It Raffaello Cortina Editore, Milano 1989



75 visualizzazioni0 commenti