Search

L'esperienza di un educatore - Attaccamento ed inserimento al nido

Updated: Nov 7, 2019

Il momento di inserire il proprio figlio al nido è sempre difficile, perché si ha spesso timore di sbagliare, di non concedere abbastanza tempo, di non sapere come comportarsi, quasi inchiodati dai sensi di colpa.

Le reazioni dei piccoli possono essere le più diverse, come diversi sono i loro caratteri, le loro abitudini. Per loro è una delle prime prove “dure” da affrontare, dure perché non arrivano preparati, non hanno potuto fare training, studiare la cosa, provarla in una situazione simulata per poi tentare con slancio; è come se chiedessero a noi adulti di improvvisarci astronauti e ci lanciassero dalla sera alla mattina in orbita per mesi con altri adulti mai visti, che parlano un’altra lingua, scoprendo una volta a bordo che anche le istruzioni sono in una lingua sconosciuta. Immaginate meglio ora?

Quindi saperne qualcosa di più di questo attaccamento aiuta a cavarsela Molto spesso si parla del voler crescere dei bambini autonomi.

E se vi dicessimo che è proprio l’attaccamento la base dell’autonomia?

L’attaccamento è una base fondante della natura umana. L’uomo, e il bambino prima di lui, non vive isolato dal contesto che ha intorno. Anzi. L’essere umano si costituisce in relazione a coloro che ha intorno: per “farsi”, per diventare un soggetto pienamente partecipe dei propri sentimenti e delle proprie scelte etiche, ha bisogno di un sostegno originario, una base sicura, senza la quale la crescita futura e lo sviluppo potrebbe procedere a rilento e con complicazioni inutili.


Il sistema di attaccamento si attiva principalmente in condizioni di disagio che possono essere provocate da condizioni interne (ovvero legate all’individuo, come piccole infezioni, malessere fisico…) o esterne (gelosia per il nuovo fratellino…), Una volta che il bambino raggiunge però la vicinanza con la figura di attaccamento (nei primi mesi rappresentata quasi esclusivamente dalla madre) e si rende conto che i suoi bisogni emotivi e biologici sono puntualmente soddisfatti, smette di preoccuparsi e si interessa di esplorare il mondo fisico e sociale che ha intorno.

I due sistemi – attaccamento ed esplorazione – possono essere considerati complementari: quando l’attaccamento, e le richieste che da questo derivano sono “soddisfatte”, il bambino è incuriosito da tutto quello che lo circonda ed esplora, per conoscere.

Nello sviluppo psico-fisico del bambino, l’adulto svolge un ruolo importante nel permettere la regolazione tra i due sistemi: è proprio la figura di attaccamento, infatti, che permette il disattivarsi del sistema di attaccamento a favore del sistema di esplorazione, svolgendo cosi la funzione di “base sicura”. Una metafora che ho sempre trovato efficace per rendere più semplici questi concetti è quella della macchina alla stazione di rifornimento: se sono attento faccio il pieno di benzina di modo che il viaggio sia lungo e confortevole. Se invece sono distratto, mi limiterò ad immettere un po’ di benzina nel serbatoio con il risultato che da qui a breve dovrò recarmi nuovamente alla stazione di servizio. E quasi sempre questo accade in pieno inverno, in una città che non conosco e sotto la pioggia.

Pertanto un buon attaccamento (serbatoio pieno) favorisce l’autonomia, ossia l’elaborazione dell’equilibrio tra attaccamento e separazione. La mancanza di autonomia (benzina sufficiente a percorrere un breve tragitto), invece, determina dipendenza, uno stato psicologico di passività che non facilita la costruzione dell’identità del bambino e dei suoi rapporti con gli altri.

Ma vediamolo un po’ in pratica!

È stato John Bowlby (1907 - 1990), psicoanalista britannico, a elaborare la Teoria dell’attaccamento interessandosi soprattutto degli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla costruzione dei legami affettivi all’interno della famiglia.

Lo psicoanalista ha identificato quattro tipologie fondamentali di attaccamento che, senza chiaramente volersi sostituire a uno psicoterapeuta, abbiamo utilizzato come griglia analitica durante il periodo di inserimento al nido dei nostri piccoli.

1) Attaccamento sicuro

Al momento dell’inserimento, A. era entusiasta di sperimentare la realtà del nido. Certo, mostrava evidenti segni di disagio quando la mamma veniva fatta uscire, fino a interrompere il gioco – che tanto lo stava appassionando - per andare alla sua ricerca. Una volta però che questa tornava per portarlo a casa, il piccolo era molto felice di riabbracciarla mostrando con risa e piccoli gridolini il suo entusiasmo.

Il bambino con attaccamento sicuro, se separato dalla madre, nota la sua assenza e tende a cercarla attivamente mostrando anche segnali di disagio. Al momento della riunione con lei però è felice, attivo nel salutarla o nel cercare un contatto.

2) Attaccamento insicuro-evitante

L. ha fatto il suo ingresso al nido a 16 mesi. Il primo giorno di inserimento si è subito messo a giocare con dei pupazzi, quasi ignorando la madre, non piangendo né manifestando disagio quando si è allontanata. Da lì tutte le volte che la mamma veniva a prenderlo, avevo la sensazione che il bambino quasi evitasse ogni contatto con lei, sembrando più attento agli oggetti inanimati che agli avvenimenti interpersonali.

Il bambino con un attaccamento insicuro-evitante è focalizzato sull’esplorazione dell’ambiente circostante anche in assenza della figura materna. Durante la separazione dalla madre, il bambino non mostra disagio e, al suo rientro, non cerca il contatto con lei, anzi, dimostrando di non utilizzarla come base sicura per l’esplorazione. Le origini di questo comportamento sembrano legarsi a un attaccamento con una madre distante, evitante rispetto alle richieste del bambino, incapace di soddisfarne i bisogni emotivi, rifiutando o scoraggiando il contatto fisico quando il bambino lo richiede.

3) Attaccamento insicuro-ambivalente

Ricordo che S. aveva subito manifestato il suo “fermo” rifiuto a curiosare il nuovo ambiente del nido nascondendosi dietro la gamba della nonna. Quando poi la nonna era uscita, S. aveva iniziato a piangere in modo inconsolabile e non c’era nulla che potessimo fare per distrarla e interrompere così il suo grande disagio. Mi ha colpito il fatto però che una volta che la nonna tornava a riprendere S., lei era sempre molto arrabbiata e non perdeva occasione di gridare la sua rabbia e lanciare tutto ciò che trovava a portata di mano.

Il bambino con attaccamento insicuro-ambivalente mantiene sempre attivo il sistema di attaccamento sia nei momenti di separazione con la madre, sia al momento del ricongiungimento. Manifesta spesso un forte desiderio di contatto fisico insieme a rabbia. In generale, la presenza della madre non sembra calmarlo, e non è quindi in grado di riattivare il sistema esplorativo. Le madri di questi bambini nei primi mesi di vita si sono mostrate imprevedibili nelle risposte confondendo il bambino incapace di discernere le risposte ricevute alle proprie azioni.

4) Attaccamento insicuro-disorganizzato

L’esempio che mi è più rimasto in mente è stato l’inserimento di J. il quale ha iniziato a piangere e ricercare attivamente la mamma, per farmi poi rimanere davvero sorpresa al momento di rientro. Mi aspettavo che J. fosse contento di rivederla mentre rimaneva in silenzio, manifestando in modo esplicito come lui non fosse minimante interessato né tantomeno contento di rivedere la madre. Quasi sempre quando la mamma di J. lo toccava per vestirlo o per fargli una carezza, il piccolo si scostava bruscamente rimanendo immobile, come “congelato”.

Individuare questo comportamento non è sempre facile perché i piccoli che manifestano questi tratti hanno modalità di comportamento che ricorda sia l’attaccamento sicuro che quello insicuro. Gli adulti di questi bambini mostrano un’assoluta imprevedibilità e incoerenza nei messaggi inviati ai loro figli e un’incapacità a saper entrare in sintonia con le esigenze emotive del piccolo, è come se anche le loro emozioni fossero congelate confondendo il bambino che non è ancora in grado di decifrare i comportamenti altalenanti della figura di accudimento.

0 views

Via Lazzaro Papi, 20, 20135 Milano

  02 55 19  37 38